Arancina o arancinu? Una risposta esaustiva

Da alcuni decenni si è diffusa, prima in Sicilia e poi in Italia, una spinosa questione legata al nome di un piatto tipico siciliano, in quanto possiede un nome di due generi diversi: stiamo parlando dell’arancinu o arancina, piccola palla di riso il cui ripieno può essere di vario genere. In quanto noi ci occupiamo di lingua siciliana, e in quanto l’arancin* è un piatto che nasce nella cultura di cui la lingua che noi studiamo è espressione, crediamo che sia il momento di chiudere la questione una volta per tutte, e ci auguriamo che i parlanti che leggono questo articolo apprendano in maniera stabile alcune semplici nozioni di linguistica.

Natura delle lingue

Iniziamo col dire che le lingue non sono entità monolitiche. Ogni lingua cambia nel tempo e nello spazio, e anche se spesso in passato si è cercato di farci credere il contrario, ciò succede anche per l’italiano. Un oggetto può avere più nomi, a seconda dell’area geografica da cui si proviene. Un esempio è la coppia di parole formata da balocco e giocattolo: sono due termini che indicano lo stesso oggetto, ma non significa che solo una delle due sia giusta, poiché fintantoché entrambe vengono usate, entrambe sono da considerarsi giuste.

Da questo esempio deduciamo una regola molto semplice: l’uso determina la regola. I linguisti, gli esperti di grammatica e letteratura, e chi più ne ha più ne metta, possono sicuramente stabilire una norma cui tutti i parlanti dovrebbero fare riferimento. Ad esempio: se uno scrittore che proviene da Palermo deve scrivere un libro, userà il verbo tirar fuori invece del verbo uscire in modo transitivo, perché la norma stabilita dai letterati sostiene che il verbo uscire ha solo valenza intransitiva, per cui in italiano standard la frase “io esco la macchina” equivale a dire “io vado fuori la macchina”, che non ha senso. Il fatto che delle persone competenti stabiliscano una norma non significa però che la lingua smetterà di cambiare: le lingue cambiano sempre e comunque, ed è minore di quello che si pensa il controllo che gli uomini possono imporre alle lingue. Ma non solo: se un’ampia fetta della popolazione dice una cosa in un certo modo, questa ad un certo punto non può che considerarsi la versione corretta, o comunque una delle versioni corrette. Da questo concetto possiamo dedurre che, in casi come quello del piatto tipico siciliano di cui stiamo parlando, gli uomini non possono imporre che solo una forma venga usata, perché come abbiamo detto è poco il controllo che gli uomini hanno sulle lingue.

Il latino come emblema del cambiamento

Potremmo riprendere l’esempio del latino: il latino letterario era una lingua ad altissima standardizzazione. Nonostante vi fosse una codificazione stabile il latino si è comunque evoluto ed è comunque morto per dar vita alle lingue romanze. E non c’è stata codificazione che tenesse, perché da un certo punto in avanti il latino ha cominciato ad essere studiato solo come lingua morta. Il fatto che noi non decliniamo i sostantivi ma utilizziamo delle preposizioni prima di ogni sostantivo significa che parliamo male? No, significa che il latino si è evoluto ed ha perso delle caratteristiche.

Prujettu Mappatura e risultati trovati

Nell’ambito delle prove tecniche di raccolta dati del Prujettu Mappatura abbiamo condotto un piccolo esperimento per capire la diffusione delle due versioni, e il risultato, sebbene incompleto, non fa che supportare la nostra asserzione: arancinu e arancina sono diffuse quasi equamente sul territorio siciliano. Cosa significa questo?

Legenda: rosso = femminile, azzurro = maschile, viola = zona di transizione, verde = desinenza in schwa

  • Innanzitutto smentiamo il luogo comune per cui arancina si dica solo a Palermo, mostrando che praticamente tutta la provincia di Trapani, buona parte di quella di Palermo, quasi tutta quella di Ragusa e parte di quella di Siracusa usano il genere femminile (che si può trovare in altre aree a macchia di leopardo);
  • Ricordando che l’uso determina la regola, prendiamo atto del fatto che sia arancinu che arancina sono due versioni corrette della stessa parola e, esattamente come per balocco e giocattolo in italiano, si usano semplicemente in aree geografiche diverse.

C’è davvero bisogno di una versione standard?

Molti si chiedono: “ma voi non dovreste dichiarare una sola versione come standard?”, facendo riferimento anche all’esperienza dell’italiano, ma l’esperienza del siciliano è diversa da quella dell’italiano. L’italiano è stato prima standardizzato, quando nessuno lo parlava, e poi è stato imposto agli italiani: ciò significa che non v’era nessun problema circa il dover scegliere tra forme diverse al momento di imporlo alla popolazione, perché era già standardizzato. Il siciliano invece viene già parlato dai siciliani, per cui una standardizzazione delle parole non può che tenere in considerazione delle varianti. La stessa cosa avviene in alcuni casi anche in italiano: le parole obiettivo ed obbiettivo sono due versioni di una stessa parola. Entrambe vengono usate per cui non si può dichiararne una più giusta dell’altra. Come potete vedere da questo esempio, anche una lingua standardizzata come l’italiano accoglie delle varianti.

Il ruolo della filologia

Molti ci chiedono anche se dovremmo usare la filologia per prendere delle decisioni in merito alla standardizzazione: è vero che la filologia è uno strumento utilissimo per determinare la storia di una parola, ma come abbiamo già detto le lingue cambiano sempre, per cui la filologia non sempre si può usare. Prendiamo l’esempio della parola francese fleur, che è femminile: viene dal latino florem che era maschile. Ciò significa che i francesi che dicono la fleur e per loro è femminile parlino male? No, nel loro ex dialetto latino il genere delle parole in –eur è stato semplicemente reinterpretato da maschile a femminile.

Il ruolo delle istituzioni non siculofone

Ci è stato fatto notare che il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali mette in lista la pietanza nel PAT denominandola arancini di riso, sottintendendo un genere maschile e che quindi quella maschile è l’unica versione da considerarsi corretta. Come abbiamo già detto però, il piatto ha due generi da molto prima che il PAT venisse redatto, perciò non sarà il suo essere scritto al maschile in un documento dello Stato a stabilire la correttezza del genere maschile. La stessa cosa era successa durante il Fascismo con la parola cocktail, il cui utilizzo era vietato in favore della parola arlecchino: eppure oggi nessuno chiama così le bevande tipiche degli aperitivi, nonostante fosse stato deciso che arlecchino fosse giusto e cocktail sbagliato contestualmente al territorio italiano – ecco un altro caso in cui vediamo che gli uomini hanno poco controllo sulla lingua.

Conclusioni

Arancinu ed arancina sono due versioni valide della stessa parola, in quanto entrambe ampiamente usate dai parlanti. L’unica differenza sta nelle aree geografiche in cui queste versioni vengono usate e nelle possibili forme che possono essere attribuite alla pietanza (sferica o di forma allungata).

Bibliografia e sitografia utile

Si dice arancino o arancinasul sito dell’Accademia della Crusca (link qui)
A. Traina, Nuovo vocabolario siciliano-italiano, Palermo, Giuseppe Pedone Lauriel, 1868 (link alla voce qui)
G. Biundi, Dizionario siciliano-italiano, Palermo, Fratelli Pedone Lauriel, 1857 (link alla voce qui)
Quattordicesima revisione dell’elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali sul sito del MiPAAF (link qui)

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